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12/12/23

Dove va l’edilizia?

Direzioni attuali e possibili del settore nel confronto organizzato a Bari da CNCE e Formedil

Nella mattinata del 20 ottobre, si è svolta a Bari, nell’ambito del SAIE la tavola rotonda “Riflessioni su un settore in evoluzione”, organizzata di concerto con il Formedil.
Tanti gli spunti emersi nel dibattito tra le parti sociali del settore edile, egregiamente moderato dal giornalista de Il Sole 24 Ore Vincenzo Rutigliano.

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Nell’introduzione, il presidente della CNCE Dario Firsech ha richiamato il legame tra regolarità del lavoro, rispetto delle norme sulla sicurezza e formazione del personale, elementi fondamentali per ridurre gli infortuni sul lavoro e cardine del sistema bilaterale dell’edilizia.

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A citare alcuni esempi, nelle conclusioni, la vice presidente CNCE Cristina Raghitta. Con strumenti come il DURC e la congruità il sistema dell’edilizia ha inventato argini importanti ai pericoli rappresentati dalla precarietà e dalla frammentazione del settore. La sfida oggi è ragionare invece su cosa vuole diventare la bilateralità del futuro, una sfida che richiede di puntare su digitalizzazione e qualità.

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Nel mezzo il confronto tra le parti sociali ha declinato tali temi, esponendo riflessioni utili per le scelte attuali e venture delle istituzioni pubbliche e delle parti sociali stesse.

Diversi gli interventi sulle politiche per l’edilizia verde e sul Superbonus. A partire delle recenti analisi prodotte dalle parti sociali, si è richiamata la necessità di rimettere mano alle disposizioni esistenti per indirizzare la crescita del settore verso le attività di rigenerazione urbana, correggendo il vantaggio economico dell’edificazione su suolo vergine, e per rendere il sostegno pubblico accessibile anche ai meno abbienti, tra l’altro i più esposti al rischio di povertà energetica. Va sostenuta quindi una crescita qualitativa del settore, in controtendenza rispetto alla recente liberalizzazione dei subappalti.

Altro tema che è emerso con vigore è la necessità di sostenere il ricambio di manodopera, dovuta all’avvicinamento alla pensione di una larga fetta di operai edili. Se da un lato si registrano crescenti difficoltà nel reperimento del personale, dall’altro si riconosce una opportunità importante per ridurre gli incidenti sul lavoro facendo leva sulla formazione delle nuove generazioni e scontando una riduzione del rischio di incidenti, che spesso colpiscono gli edili in età più avanzata.

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Altro tema che è emerso con vigore è la necessità di sostenere il ricambio di manodopera, dovuta all’avvicinamento alla pensione di una larga fetta di operai edili. Se da un lato si registrano crescenti difficoltà nel reperimento del personale, dall’altro si riconosce una opportunità importante per ridurre gli incidenti sul lavoro facendo leva sulla formazione delle nuove generazioni e scontando una riduzione del rischio di incidenti, che spesso colpiscono gli edili in età più avanzata.

A tal proposito è stato ricordato come i recenti rinnovi contrattuali siano intervenuti con diverse misure, come la recente costituzione del fondo per la formazione territoriale presso le Casse Edili ed Edilcasse, l’introduzione del Mastro Formatore Artigiano, con l’ottica di favorire la diffusione e il trasferimento di competenze, e le disposizioni di contrasto al sottoinquadramento, orientate a migliorare la qualità del lavoro nel settore e quindi a renderlo più attrattivo. Ciò nonostante, i gap registrati tra i lavoratori edili registrati dal sistema bilaterale e quelli riportati dalle statistiche dell’ISTAT suggeriscono la persistenza di una fuga verso contratti che garantiscono minori tutele.

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Non sono mancati, infine, accenni alle potenzialità delle nuove tecnologie per il settore, ad esempio all’utilizzo di sensori per ridurre il rischio di collisione e, quindi, di incidenti in cantiere.
Temi su cui le parti sociali hanno richiamato la necessità di fare sintesi comune per promuovere presso le istituzioni politiche i necessari interventi.

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